Quando l’amore è come una droga 

“Ho fame d’amore, una fame che non si placa mai e mi spinge costantemente a cercare, cercare, cercare… per poi rimanere sempre delusa e sempre più amareggiata.”

“Trovo sempre la persona sbagliata, incappo sempre in qualcuno che mi ignora o mi abbandona o mi tratta male.”

“Non riesco a pensare che ci siamo lasciati, che la nostra storia sia stata soltanto un miraggio, un castello di sabbia che la prima onda ha travolto e trascinato via. Come andare avanti? Niente sembra avere più senso.”

“Faccio tutto quello che mi chiede perché ho paura che se ne vada, che mi abbandoni e non torni più. Che non abbia più bisogno di me… e allora io chi sarei?”

Nella storia di Maria Chiara Gritti, “La principessa che aveva fame d’amore. Come diventare regina del tuo cuore” Arabella è una principessa che non riesce mai a sentirsi sazia; c’è qualcosa che la tormenta come un pungolo e la spinge sempre avanti, alla ricerca di qualcosa che non trova, ma che la consuma da dentro. Il bisogno d’amore, quella fame implacabile che nasconde un vuoto interno immenso le farà intraprendere un lungo viaggio alla scoperta della sua storia e dei suoi bisogni più nascosti, conducendola, infine, alla conoscenza di sé e alla rinascita. Che cosa nasconde la nostra fame di amore a tutti i costi? Come si è venuta formando quella voragine interna che ci trascina in un abisso di disperazione e umiliazioni? Cosa ci fa scambiare una briciola lanciata quasi con disprezzo per un sentimento di caldo affetto e cura? 

La dipendenza affettiva, ossia l’incapacità di tagliare legami dannosi o comunque francamente disfunzionali, nell’area sentimentale (ma, seppur più raramente, anche in quella amicale) è una “patologia relazionale” anche se non rientra ancora tra i disturbi mentali elencati nel DSM-5 – TR e provoca forte stress psicoemotivo e grande sofferenza nell’individuo che ne è vittima, con importanti ricadute sul benessere psicofisico e sull’equilibrio della persona.

Generalmente gli adulti che manifestano problematiche di dipendenza affettiva durante l’infanzia non hanno potuto portare avanti serenamente il loro ciclo di sviluppo verso l’autonomia psicoemotiva dalla famiglia di origine. Spesso si tratta di adulti che sono stati bambini rimasti ancorati alla condizione di dipendenza nell’attesa che qualcuno si prendesse finalmente cura di loro, ma che non sono stati sufficientemente visti per le loro peculiarità e accolti per ciò che erano; sono stati spinti, invece, a essere brillanti, seducenti e simpatici per farsi notare e apprezzare. 

Ma se un certo grado di dipendenza nelle relazioni tra gli esseri umani è un fenomeno sano e risponde a un naturale bisogno di conforto, sicurezza e validazione di sé anche nella vita adulta quando si può parlare di “patologia”? 

Quando si viene a creare uno squilibrio relazionale in cui tutto il potere nella relazione pende dalla parte di uno solo dei due membri della coppia e l’altro tutto sopporta perché non riesce a tollerare l’idea di una chiusura della relazione, nonostante la sofferenza provata, che aumenta di giorno in giorno.  La persona dipendente affettiva non riesce a integrare dentro sé stessa le dimensioni di dipendenza – indipendenza, collocandosi totalmente sul polo della dipendenza. Niente ha senso senza l’altro, che è “tutto”. L’amore diventa una droga: inebriante all’inizio, ma intossicante alla fine. Non si può vivere né con né senza il partner.

Quali sono le caratteristiche della persona che manifesta una dipendenza affettiva? Scarsa autostima, indecisione, scarsa fiducia nelle proprie capacità e negli altri, forte inclinazione alla ricerca del controllo nei rapporti intimi, ricerca continua di relazioni amorose con figure idealizzate, terrore abbandonico e della perdita, scarsa tolleranza alla frustrazione, bisogno di mettersi in mostra per attirare l’attenzione dell’amato.

La persona dipendente affettiva, per evitare il rischio dell’abbandono (intollerabile e impensabile) si mette al completo servizio dell’altro fino a rinunciare a parti di sé stessa. 

L’amore non è un’ossessione: è importante rivolgersi a un professionista quando si vivono relazioni disfunzionali da cui non riusciamo a uscire. 

Riferimenti bibliografici:

Borgioni, M., (2015). Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota. Roma: Alpes Italia.

Calcinai, B. & Savelli, L. (2024). Quando l’amore non basta. Le relazioni tra danno e cura. Roma: Alpes Italia

Gritti, M.C. (2019). La principessa che aveva fame d’amore. Come diventare regina del tuo cuore. Milano: Sperling & Kupfer.

Organizzo gruppi tematici sulla dipendenza affettiva tramite il metodo Dipendiamo® in cui sono formata, con cadenza quindicinale, un giorno della settimana da stabilire con il gruppo. Il gruppo, in ambiente protetto, facilita la comunicazione e l’elaborazione del proprio vissuto emotivo e favorisce la consapevolezza delle proprie dinamiche relazionali e il cambiamento.

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